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15 Maggio 2017

Calcari Compatti nei territori di Liguria e Lombardia, avviamoci a riconoscerli insieme, località e descrizione

CALCARI COMPATTI

Molti amici e colleghi hanno spontaneamente letto i precedenti articoli e fatto utili e preziosi commenti. Desidero ringraziare le persone che mi hanno fornito appunti e figure per il testo.

Inizio affermando che questi calcari, trovano largo impiego nelle costruzioni, pavimentazioni stradali ed altri impieghi, alcuni di loro per il colore e la loro lucidabilità vengono utilizzati come materiali ornamentali e impiegati come marmi.

Calcari Compatti.

Blocchi di Calcari Compatti (Biondi Marmi)

ALCUNI ESEMPI DI CALCARI COMPATTI IN LIGURIA

troviamo il Portòro di Nava

Portòro di finale, pregiatissima pietra ornamentale da rivestimenti cavata fin da tempi remoti nell’area della Spezia.

Importanti cave di Portòro sono ubicate nelle isole Palmaria e Tino, ma la varietà più pregiata per la presenza di “macchie” particolarmente evidenti proviene dalle cave della Castellana (dorsale occidentale del golfo della Spezia)

Il Portòro è costituito da calcilutiti in parte dolomitizzate, da grigio scure fino a nere, con frequenti strutture nodulari e stilolitiche, e con macchie bianche e gialle dolomitiche; gli strati sono generalmente metrici.

Marmo venato policromo molto pregiato, che si ricava nella zona di Portovenere; è un calcare retico a fondo nero con venature gialle, che nelle migliori varietà assumono una tinta dorata. Si possono trovare due varietà uno a macchia grande ed uno a macchia fine di un nero piu intenso con venature gialle, molto pregiato.

 

Sempre di calcari compatti in Lombardia troviamo alcuni esempi

PIETRA DI SALTRIO

Rocce sedimentarie (calcareintraoosparite). Si distinguono due varietà: una a grana media di colore nocciola (calcarenite) ed una a grana fine di colore grigio. Entrambe hanno notevole compattezza.

Componenti: calcite, dolomite, quarzo. Appartengono alla serie sedimentaria delle Alpi meridionali; formazione dei “Calcari selciferi lombardi” (Giurassico) formazione che affiora in tutta la fascia prealpina della provincia di Varese (Campo dei Fiori).

Calcare Compatto.

Pietra grigia di Saltrio

Le cave sono ubicate nella Val Ceresio in prossimità del confine svizzero (Viggiù, Saltrio, Brenno Useria).

Le cave erano coltivate in galleria a causa del limitato spessore dello strato calcarenitico sovrastato da decine e decine di metri di roccia ricca di selce e quindi non utilizzabile.

Grandi pilastri di roccia erano lasciati in posto per sostenere le volte; l’immersione dello strato faceva sì che il fronte di scavo si trovasse sempre più in basso rispetto all’imboccatura della galleria rendendo quindi più difficoltoso il trasporto dei materiali. Inoltre era necessario asportare l’acqua che si accumulava sul fondo, acqua che ora invade gran parte delle cave di Viggiù.

PIETRA DI VARENNA

Roccia sedimentaria (calcaremicrite). Colore nero intenso; grana finissima, compattezza buona. Componenti: calcite. Talvolta sono presenti venature bianche di varia ampiezza ed estensione che prese il nome di “Grande antico d’Italia” per la sua somiglianza con il “Bianco e nero antico”.

Quest’ultimo, un calcare cavato nei Pirenei centro-orientali (valle del Lez, dip. Ariège), ebbe impiego in epoca romana per fusti di colonne e per elementi decorativi. Appartiene alla serie sedimentaria delle Alpi meridionali; formazione dei “Calcari di Perledo e Varenna” (Ladinico, Triassico medio) che affiora sulla sponda orientale del lago di Como.

Le cave sono ubicate a monte dell’abitato di Varenna, lungo i primi tornanti della strada che sale ad Esino Lario. Una precisa distinzione con le analoghe pietre nere della bergamasca è praticamente impossibile; è quindi molto difficile definire l’impiego in opera della pietra di Varenna.

Si deve utilizzare un criterio storico-geografico basato sulla presenza del confine fra il ducato di Milano e la Repubblica di Venezia (corso dei fiumi Adda e Oglio): presumendo l’uso della pietra di Varenna nelle attuali province occidentali della Lombardia e l’uso delle pietre bergamasche nelle province orientali.

Ebbero largo impiego soprattutto nel Rinascimento, per piccoli elementi come cornici, modanature e tondi in contrasto cromatico con rivestimenti in marmo bianco, come ad esempio la Loggia degli Osii e la demolita chiesa di Santa Maria di Brera oltre alla facciata della chiesa della Certosa di Pavia. La varietà Grande antico fu utilizzata per fusti di colonne negli altari del XVII e XVIII secolo di numerose chiese del territorio lombardo (esempio altare del Sacro Cuore, su disegno del Pellegrini, nel Duomo di Milano). Alterazione cromatica via, erosione e solfatazione.

ARABESCATO OROBICO

Il termine “arabescato” è generalmente riferito a marmi bianchi apuani con complicata venatura nerastra (Arabescato Corchia, Arabescato Vagli). Roccia sedimentaria (calcare). Colore rosa con vene e variegature di rosso sanguigno e di bianco; grana molto fine, buona compattezza.

Altre varietà hanno fondo grigio con variegature bianche o fondo giallastro con variegature grigie. Componenti: calcite e dolomite. Appartiene alla serie sedimentaria delle Alpi meridionali; formazione del “Calcare rosso” (Carnico inf. – Anisico sup. Triassico medio) eteropica alla parte superiore della formazione del “Calcare di Esino”, affiora nelle Prealpi bergamasche fra la media Val Brembana e la media Val Seriana.

Le cave principali sono ubicate nella Valle Cespedosio (Val Brembana) presso Camerata Cornello. L’arabescato è stato utilizzato per decorazione negli altari del XVII e XVIII secolo, sia localmente che a Milano e nel resto della Lombardia, vista la combinazione cromatica che presenta. Le tipologie principali sono: fusti per le colonne che affiancano le pale d’altare, cornici, profili; lastrine per rivestimento tagliate al contro, lastre per pavimentazione.

L’abituale impiego negli interni, sempre con superficie lucidata, impedisce lo sviluppo di fenomeni di degrado. Quando esposto all’aperto si osservano i fenomeni tipici di rocce carbonatiche colorate: alterazione cromatica, erosione superficiale e solfatazione.


NERO DI BERGAMO

Roccia sedimentaria (Calcare – micrite). Colore nero intenso; grana molto fine, buona compattezza. Componenti: calcite. Appartiene alla serie sedimentaria delle Alpi meridionali; formazione delle “Argilliti di Riva di Solto” (periodo Triassico), affiora nelle Prealpi bergamasche (Val Seriana). Le cave principali erano ubicate a Cene e a Gazzaniga (Val Seriana). Come prima riportato è praticamente impossibile distinguere questa pietra dal Nero di Varenna.

Se ne presume l’uso nelle province orientali lombarde. L’esempio più importante dell’architettura rinascimentale è la Cappella Colleoni, dove fu utilizzata in piccole lastre rombiche per il rivestimento della facciata, nei portali, in cornici e profili.

Anche altre città, come Brescia e Cremona, mostrano edifici in cui la pietra è utilizzata in funzione del contrasto cromatico con pietre di colore chiaro. Così come la pietra di Varenna, anche il nero di Bergamo tende a schiarire una volta esposto all’aria. Alterazione cromatica via via più accentuata, erosione e solfatazione.

ROSSO DI ENTRATICO  

Roccia sedimentaria (calcarebiomicrite) Colore rosso con varie sfumature, sono presenti venature di calcite spatica. Componenti: calcite. La bassa Val Cavallina è caratterizzata dalla presenza di una sinclinale che interessa le formazioni del Giurassico (“Rosso Ammonitico” e “Formazione di Zandobbio”) e del Cretacico (“Sass de la luna” e “Arenaria di Sarnico”).

Il Rosso ammonitico, riferito al Lias superiore (Aaleniano-Toarciano), è caratterizzato da calcari nodulari rossi, calcilutiti e marne rosse silicifere; in particolare a Entratico affiorano i calcari nodulari del Toarciano. Le cave erano ubicate in una piccola valle a Sud dell’abitato di Entratico; la zona di cava si raggiunge da via “della Vena”, un toponimo che richiama l’ampiezza limitata dell’affioramento.

Gli strati hanno maggior spessore al tetto, ma mai superiore a 30 cm e talvolta di soli 10 cm; essi sono separati da sottili interstrati marnosi e sono disposti a franapoggio, con immersione a Nord. L’intenso colore rosso favorì l’impiego locale, probabilmente come alternativa al Rosso Ammonitico: ad esempio la facciata della cappella Colleoni di Bergamo dove il rosso in lastre rombiche è associato al nero e al marmo bianco di Candoglia.

L’erosione causata dalla acque meteoriche è il fenomeno più importante per il degrado di questa pietra, ma non si possono trascurare l’alterazione cromatica verso un colore sempre più chiaro e la scagliatura favorita dalla struttura nodulare.

Botticino di Brescia

Roccia sedimentaria calcare compatto – intramicrite, Colore chiaro; grana fine con sottili venature calcitiche, compattezza notevole. Componenti: calcite, dolomite, appartiene alla serie sedimentaria delle Alpi meridionali; formazione “Corna” (Giurassico inferiore).

 

 

Cannao Giuseppe

Geom. Giuseppe Cannao

 

 

Affiora nella prima fascia collinare a Nord-est di Brescia, le cave principali, tuttora attive, sono ubicate nella zona di Botticino Mattina e dell’altopiano di Serle interessando un areale molto vasto. Anche da Mazzano, pochi chilometri a oriente di Botticino, proviene un materiale molto simile.

L’impiego del Botticino è stato massiccio soprattutto nella città di Brescia: in epoca romana (Capitolium, Basilica), nel periodo rinascimentale (Santa Maria dei Miracoli, Loggia, Monte di Pietà), nel Seicento (Duomo), nel Settecento (Biblioteca Queriniana) e nell’Ottocento (Cimitero, San Nazaro, San Clemente, Teatro).

Cava di botticino , calcare compatto.

Cava di Botticino

La pietra fu abbondantemente impiegata anche nelle città della pianura Padana: Cremona (Duomo e Battistero, Palazzo Comunale, Sant’Agata); Mantova (San Sebastiano, San Barnaba). Di minore importanza l’impiego a Bergamo (facciata del Duomo – secolo XIX), a Milano (Cimitero Monumentale – secolo XIX), a Roma (Altare della Patria, Tempio Israelitico, cortile del Palazzo di Giustizia – secolo XX). Nel XX secolo fu inoltre ampiamente utilizzato nell’edilizia privata e civile: ad esempio per il rivestimento dei padiglioni del nuovo Ospedale Maggiore di Milano (1932-39).

Aterazioni nel tempo  erosione superficiale fino a disgregazione, possibilità di solfatazione con formazione di croste, leggera alterazione cromatica.

Breccia Aurora

Breccia con colore di fondo bruno chiaro e venature irregolari di colore marrone scuro e bianco .

La composizione è calcarea in quanto appartiene alla medesima formazione della pietra di Botticino  – Giurassico inferiore, Hettangiano). Le cave erano ubicate a monte dell’abitato di Paitone, sulla strada che da Brescia va a Salò. L’impiego si è sviluppato nel XX secolo per pavimenti, soglie e rivestimenti

Breccia Aurora è un materiale lapideo che può a volte presentare bellissimi accenti e sfumature verdi o marroni, caratteristica che accentua la personalità e il carattere del materiale e sopratutto degli ambienti dove viene impiegato.

Molto adatto alle applicazioni e realizzazioni per interni anche a macchia aperta, il marmo Breccia Aurora esprime una bellezza classica d’ispirazione mediterranea, un materiale perfetto per realizzazioni dal gusto classico: eleganti ambienti interni, scale e pavimenti, rivestimenti di lusso, camini, oggetti decorativi, colonne e top per bagni e cucine.

 

 

 

 

Alla prossima con la descrizione e rassegna delle località in cui è possibile reperire alcuni dei Calcari Compatti , passando dal   Veneto, Toscana, Umbria, Abruzzo, Campania, Puglia, e Sicilia.

Bibliografia:

Forum Paleofox.com – Rocce Carbonatiche e Rocce organogene

Appunti Personali –  Letterio Cannao

N.B: Le presenti note sono tratte dalla mia personale esperienza trentennale nell’ambito del recupero dei materiali lapidei.

 

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